La sfiducia individuale? Da discutere a prescindere…

La sfiducia individuale? Da discutere a prescindere…

Leggo da più parti che si sostiene come non abbia senso discutere della mozione di sfiducia individuale a Salvini presentata dal PD perché quella al governo per certi versi la ingloba. Non è vero.

La “sfiducia individuale” a un ministro – che non è prevista in Costituzione – è stata presentata per la prima volta nel 1984 nei confronti dell’allora ministro degli Esteri Giulio Andreotti e ha avuto esito positivo per la prima – e credo unica – volta nel 1995, ai danni del ministro di Grazia e Giustizia Filippo Mancuso, sfiduciato da un nettissimo voto del Senato.

La ratio della sfiducia individuale si individua in una lettura estensiva dell’art. 95,2 della Costituzione («I Ministri sono responsabili collegialmente degli atti del Consiglio dei Ministri, e individualmente degli atti dei loro dicasteri») e questa lettura è ribadita anche dalla sentenza 7/96 della Corte Costituzionale, che – bocciando il ricorso di Mancuso – ricordava come:

«il controllo del Parlamento, proprio perché politico, non incontra dunque limiti, investendo l’esercizio di tutte le competenze del ministro, considerato che lo stesso è, ad un tempo, organo politico e vertice del dicastero, e che il suo compito è quello di raccordare l’ambito delle scelte politiche con i tempi e i modi di attuazione delle stesse da parte dell’amministrazione.»

Ora, venendo a noi, la sfiducia verso Salvini è per comportamenti individuali (i rapporti con la dittatura russa) che non coinvolgono e non investono il rapporto fiduciario con l’intero esecutivo. Dunque anche se il governo dovesse venire sfiduciato e Conte dimettersi i ministri rimarrebbero in carica per la c.d. ordinaria amministrazione, Salvini compreso e lo stesso potrebbe accadere se la sfiducia a Conte fosse respinta. A quel punto il ministro dell’Interno sarebbe non solo in carica ma con quei “pieni poteri” cui tanto ambisce.

Due cose non sono possibili, cose che pure ho sentito nelle molte dirette televisive e nei molti commenti balneari: “Salvini si dimette ma lascia al sottosegretario Molteni”. Il Viminale non è un appartamento al mare del quale si prestano le chiavi a un amico: se Salvini si dimette, il presidente Conte assume l’interimdel ministero o nomina un altro ministro, si è sempre fatto così, si continuerà a fare così. E non è neppure possibile dire “Mattarella lo farà dimettere”. Nel nostro ordinamento non esiste l’istituto della revoca di un ministro (non siamo in Germania) e la “moral suasion” presidenziale con uno che tratta le istituzioni parlamentari come un teppista tratta vetrine o cassonetti non serve a nulla. Capisce solo il linguaggio della forza e che forza sia.

Io sono convinto che in ogni caso, anche a governo dimissionario, anche a Camere sciolte, il Parlamento mantenga pienamente il proprio diritto di dare una indicazione politica e a questa il governo è tenuto a conformarsi. Quindi non ci sono santi (o Madonne del Rosario) che tengano, se Salvini non vuole che si discuta la mozione di sfiducia individuale nei suoi confronti ha solo una strada: le dimissioni volontarie.

Marco Cucchini | Poli@rchia (c) 

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