Da Monti a Crosetto passando per Renzi, non c’è politica senza una storia da raccontare

Da Monti a Crosetto passando per Renzi, non c’è politica senza una storia da raccontare

19/12/2012 – Narrazione, format, storytelling. Questi termini – il primo è un po’ vendoliano, il secondo più renziano, il terzo più internazional-presuntuoso – sono sempre più importanti in campagna elettorale. Nella politica di oggi, nella società dei social media e della social tv soprattutto, bisogna sapere raccontare una storia e bisogna fare in modo che quella storia entri nei palinsesti personali di un numero sempre maggiore di persone da coinvolgere, con i “I like” su Facebook, il video visto su YouTube e le battute o le note su Twitter.

I leader che vincono, gli esponenti che sanno emergere e i movimenti che hanno successo sono quelli che non sono soltanto una mera fotografia di qualcosa, la semplice rappresentazione di qualcuno o di qualche interesse e/o progetto, sono quelli che sanno essere la trama di un racconto, di una serie televisiva, di un film in tempo reale e in presa diretta fatto di immagini e parole e alla fine voti nelle urne.

Ovviamente il presidente degli Stati Uniti Barack Obama, in tutto e per tutto, è il commander in chief, il comandante in capo, di questa particolare, forma di politica contemporanea, mentre il suo rivale repubblicano alle recenti elezioni, Mitt Romney, è stato invece l’esatto opposto e infatti ha perso.

Ma tornando qui da noi possiamo dire che gli esempi non mancano. Silvio Berlusconi, nel bene e nel male, è il protagonista di un film fin da prima di entrare in politica. Tutto sta a decidere di che genere di film, a secondo dei gusti, sia il protagonista. La saga padana di Umberto Bossi ha riempito per anni palcoscenici diversi, perfino grandi prati come a Pontida, con simboli e personaggi tutti particolari, con colori predominanti e oggetti di culto in negativo e in positivo.

Nel centrosinistra ci ha certamente provato Walter Veltroni, che di cinema se ne intende, e ancora oggi il Lingotto è ricordato come il set di una scena madre di una storia politica. Romano Prodi ha fatto e fa un po’ eccezione, da questo punto di vista, però sono stati i suoi nemici interni e le loro trame a renderlo non soltanto un premier credibile ma anche il personaggio di una storia, di un viaggio, come quello in pullman della sua prima campagna elettorale.

Per leggere l’intero articolo clicca qui | Fonte: ilsole24ore.it | Autore: Daniele Bellasio

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