Dopo la Brexit, teniamoci stretta almeno la regina Elisabetta

Dopo la Brexit, teniamoci stretta almeno la regina Elisabetta

Nella New Year Honour List 2016, un elenco di onorificenze che i sovrani inglesi concedono il primo giorno dell’anno, ha inserito ben otto persone Lgbt (Lesbiche, gay, bisessuali e transgender). Otto su 1.197, ma per gente alla Mario Adinolfi ce n’è abbastanza per giustificare l’indisposizione con cui il Padreterno ha voluto tenere lontana la regina Elisabetta dalla tradizionale messa di Capodanno.

COLPA DI LILLO E GREG? Altri ipotizzano che qualche sconsiderato maggiordomo di Buckingham Palace le abbia fatto vedere Natale a Londra, il cinepanettone con Lillo e Greg. Pazienza per l’umorismo non sempre finissimo (basta ricordare Benny Hill per riconoscere che pure gli inglesi amano le gag di grana grossa), ma vedere degli italiani che sghignazzano sui venerati cagnolini di Buckingham Palace dev’essere stato un colpo al cuore per la pur arzilla sovrana 90enne.

UN’ICONA FIN DA SUBITO. «We are not amused», avrà commentato, come la sua antenata Vittoria, prima di accasciarsi sul trono. Per chi segue su Netflix la serie The Crown, che racconta i primi anni del regno di Elizabeth Alexandra Mary Windsor, è straniante assistere live e in contemporanea a queste ultime puntate, ultime solo nel senso di «più recenti», ovviamente. La regina d’Inghilterra c’è sempre stata e sempre ci sarà, come le scogliere di Dover. Il suo è il regno più lungo della storia inglese, e anche chi era vivo durante il regno dell’ultimo monarca maschio, Giorgio VI, quello del Discorso del re, scomparso nel 1952, probabilmente non se lo ricorda più. E non solo perché era bambino, ma anche perché Giorgio VI non era mai stato un’icona mondiale, quale fu la giovane regina fin dalla sua incoronazione.

A chi interesserebbe un Natale a Stoccolma in cui Lillo e Greg cercano di rubare la pregevole collezione di auto di re Carlo Gustavo?

È con Elisabetta che la Royal Family diventa, come scriveva quel cinico repubblicano di Christopher Hitchens, una specie di foschia, di regale banco di nebbia fatta di celebrazioni, matrimoni da favola e cerimonie natalizie che, attraverso i media, offusca la visuale degli inglesi (e non solo) impedendo loro di vedere la loro patria per quello che è: un Paese che non ha nemmeno un nome vero e proprio («Gran Bretagna» non comprende l’Ulster e «Inghilterra» neppure la Scozia e il Galles). In pratica, secondo il compianto polemista inglese, la monarchia inglese oggi è un «mezzo di distrazione di massa» sostenuto dalla stampa popolare, che mantiene i cittadini in uno stato di perenne minorità e rappresenta un potente incentivo al turismo, oltre che una fonte d’ispirazione per i cinepanettoni: a chi interesserebbe un Natale a Stoccolma in cui Lillo e Greg cercano di rubare la pregevole collezione di auto di re Carlo Gustavo?

TRA CANI E OMEOPATIA. Per inciso, quanti fuori dalla Svezia sanno che re Carlo Gustavo è un fanatico collezionista di auto? Invece tutti sappiamo che Elisabetta adora i cani di razza corgi, l’equitazione, i colori pastello e il cioccolato, a colazione mangia le uova senza bacon e conclude la giornata con un bicchierino di gin, suo elisir di lunga vita come lo fu per sua madre. Ed è noto che cura se stessa e chi le è caro (cioè i corgi e i cavalli) con l’omeopatia. Chissà se in questo momento viene curata con i rimedi omeopatici o con la medicina tradizionale.

VADE RETRO CARLO. La speranza è che almeno una delle due terapie funzioni, perché, Hitchens o non Hitchens, zia Lilibet vorremmo tenercela il più possibile. Se non altro per non vedere sul trono suo figlio Carlo, quello che accusa Galileo Galilei di aver rovinato l’Occidente col suo materialismo scientifico. Già l’Inghilterra è uscita dall’Unione europea, non vorremmo che sotto re Carlo III rompesse anche con l’età moderna.

Fonte: lettera43.it | Autore: Lia Celi

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