11/11/2013 – Il trionfo in New Jersey consolida le chance nazionali di uno dei governatori più apprezzati degli Stati Uniti.

TRIONFO PRESIDENZIALE – Martedì 5 novembre Chris Christie è stato trionfalmente rieletto ad un secondo mandato da governatore del New Jersey. Il successo di un repubblicano in uno stato ormai stabilmente transitato nella colonna democratica non è in realtà così sorprendente, visto che l’elettorato moderato che vota a sinistra a livello federale spesso tende ad essere assai mobile nelle consultazioni statali. Il trionfo di Christie ha però confermato l’ampio apprezzamento che ha portato il governatore del New Jersey ad essere ventilato da più parti come un possibile candidato per la Casa Bianca già per le presidenziali 2012. All’epoca Christie preferì rinunciare alla corsa in prima persona, e Mitt Romney lo escluse all’ultimo momento dalla short list dalla quale scelse poi il Congressman Paul Ryan per affiancarlo nella sua sfida contro Barack Obama. Il governatore del New Jersey però fu indicato come l’oratore più importante della Convention di Tampa Bay che incoronò il candidato repubblicano, e nelle settimane successive diventò uno dei volti della campagna presidenziale alla luce dell’emergenza provocata dall’uragano Sandy. Episodi che ne hanno accresciuto la popolarità a livello nazionale, mentre in questi mesi Christie è sempre stato ai primi posti nei sondaggi in vista delle primarie presidenziali del 2016. Intenzioni di voto ancora molto premature, ma che confermano quanto emerso col voto di martedì 5 ottobre, ovvero che il governatore del New Jersey è al momento uno dei nomi più importanti del roster repubblicano.
CONSENSO TRASVERSALE – La vittoria di Chris Christie era piuttosto scontata, anche se un consenso superiore, seppure di pochissimo, al sessanta per cento non era sicuro. Il governatore del New Jersey aveva acquisito nel corso dell’ultimo anno, dalla gestione efficiente dell’uragano Sandy in poi, un apprezzamento diffuso e molto elevato, che l’ha proiettato ad una facile riconferma. Una delle stelle dei Democrati, il sindaco di Newark Cory Booker, ha preferito sfruttare l’apertura del mandato da senatore del New Jersey creata dalla morte di Frank Lautenberg piuttosto che sfidare Christie per la poltrona di governatore. Una mossa apprezzata dalla stesso Christie, che ha così visto andare a Washington il suo unico credibile sfidante per la poltrona di Trenton. La vittoria in New Jersey è stata caratterizzata da un ampio trasversalità, visto che Christie è riuscito ad ottenere buoni risultati anche nei gruppi demografici di tradizionale appannaggio dei candidati democratici. Il governatore repubblicano ha infatti conquistato una rara maggioranza, 51%, nell’elettorato ispanico, che alle scorse presidenziali ha determinato la vittoria di Obama decretandogli un consenso superiore al 70%. Anche tra gli afro-americani Christie ha superato il 20%, un risultato quasi impossibile per i repubblicani nel segmento del voto più fedele ai democratici. Tra i giovani il governatore del New Jersey si è fermato al 49%, perdendo di pochissimo dalla sua avversaria, ma anche in questo si tratta di risultati difficilmente replicati in questi anni da altri repubblicani, specie in stati demograficamente ostili come quelli del Nord Est, ricchi di minoranze etniche. Christie ha inoltre sfondato nell’elettorato che si definisce democratico, ottenendo un risultato, il 32%, dal sapore reaganiano. Un overlapping rispetto al boom nelle minoranze etniche, che testimonia la sua capacità di attrarre consensi distanti dal tradizionale voto repubblicani, composto in prevalenza da bianchi sposati dal reddito medio-alto e da un’assidua frequenza alle funzioni religiose.
URAGANO CHRISTIE – Il trionfo così convincente di Christie è particolarmente rilevante in chiave presidenziale perché il suo mandato da governatore non è stato ispirazione all’eresia repubblicana, come ci si potrebbe aspettare da un esponente del Gop che trionfa in uno stato sì moderato ma dal profilo progressista come il New Jersey. Christie ha rimarcato le sue credenziali di fiscal conservative visto che nei quattro anni da governatore non ha mai alzato le tasse, contenendo l’incremento della spesa pubblica. Il duro confronto con i sindacati della scuola, caposaldo della base sociale dei democratici, ha fatto innamorare molti conservatori del governatore del New Jersey, fermo sostenitore della libertà di scelta educativa. Durante il suo mandato sono cresciute le charter scholl, le scuole private convenzionate dallo stato che il nuovo sindaco di New York Bill De Blasio vuole fermare nella Grande Mela per tutelare il sistema educativo statale. Le credenziali conservatrici di Christie sono state rafforzate anche dalla sua iniziale opposizione al matrimonio gay, così come non è ferma la sua opposizione all’aborto. Due temi che rappresentano il cardine della guerra culturale che separa i conservatori dai progressisti, e dai quali i leader repubblicani difficilmente possono allontanarsi se intendono avere chance nazionali. Nonostante le sue posizioni da repubblicano piuttosto fedele all’ideologia conservatrice Christie ne ha però fornito un’interpretazione meno dogmatica e pragmatica, conquistando così consensi trasversali anche inaspettati. Se non si può non rimarcare come la sua stella sia esplosa grazie all’Uragano Sandy, i consensi elevati mantenuti in New Jersey prima della catastrofe ambientale segnalavano un significativo apprezzamento per un conservatorismo più orientato all’efficienza piuttosto che alla rigida osservazione della fede repubblicana. Uno stile di governo apprezzato nelle infinite suburbie di New York City che compongono buona parte del New Jersey, che fino a due decenni fa erano state dominate da Ronald Reagan.
PROBLEMA TEA PARTY – La forza nei sobborghi che circondano le metropoli statunitensi è la caratterista di ogni candidato vincente della politica statunitense degli ultimi decenni. La rivoluzione reaganiana nacque letteralmente nella rivolta fiscale della suburbia di Los Angeles, che poi fu motore propulsore del ritorno in auge del conservatorismo anti New Deal incarnato dall’ex governatore della California. Da allora i sobborghi di Philadelphia, Miami, Tampa, Denver o Washington Dc sono il campo di battaglia più importante delle presidenziali. Barack Obama ha salvato il suo secondo mandato presidenziale grazie alla forte tenuta nelle aree metropolitane. Chris Christie appare un candidato capace di parlare a questi territori, diversi nelle zone e anche nelle ispirazioni culturali ma unite dalla scarsa propensione verso le posizioni estreme del sistema politico statunitense. Il movimento Tea Party, dopo le iniziali simpatie conquistate per la carica anti fiscale, ha alienato molti consensi per la sua intransigenza e per la sua ostilità pregiudiziale allo stato. Chris Christie è un conservatore, che però rilancia il tema dell’efficienza dello stato, non la lotta al potere pubblico come obiettivo in sé. Una posizione che lo mette in antitesi con il Tea Party e con i leader repubblicani come Ted Cruz che ne hanno sposato l’intransigenza nella lotta ad Obama, fino a sospendere i servizi federali non essenziali come lo shutdown, ed arrivare ad un passo dal default tecnico. Posizioni apertamente osteggiate da Christie durante la sua campagna elettorale, che ha invece rimarcato la sua capacità di chiudere accordi e gestire con efficienza il potere pubblico al fine di ottenere risultati. Una forte differenza con il candidato alle presidenziali Mitt Romney, che sembrava volersi allontanare dal suo record di governatore di buon successo del Massachusetts, visto che i suoi risultati più importanti, come la riforma sanitaria, non corrispondevano alle pulsioni della base conservatrice.
SFIDA APERTA – Chris Christie invece ha rivendicato in tutta la sua traiettoria i suoi successi da governatore del New Jersey, riecheggiando in parte i toni del primo W Bush, quando la guerra al terrorismo non era ancora il cuore della sua presidenza. Christie diventerà dal prossimo gennaio il presidente dell’influente associazione che riunisce i governatori repubblicani, la RGA, un perfetto trampolino di lancio per un politico con ambizioni nazionali, bisognoso di intrecciare numerose relazioni sia per recuperare consensi, che, le due cose non sono separate nella politica Usa, molto, molto denaro. Attualmente la battaglia per la futura nomination del Gop è ancora molto incerta e combattuta. Le ostilità inizieranno tra un anno, subito dopo le midterm di martedì 4 novembre. Per ora Christie ha mostrato buoni valori nei sondaggi, rimanendo costantemente nelle prime posizioni a fianco dei leader più apprezzati dalla base conservatrice, prima Marco Rubio, ora Rand Paul e Ted Cruz. Oltre a loro ci sono nomi come Jeb Bush, il fratello del 43esimo presidente ed ex governatore della Florida, l’ex candidato alla vice presidenza Paul Ryan, il secondo arrivato alle ultime primarie repubblicane Rick Santorum. Meno chance sono assegnate a figure come Bobby Jindal o Scott Walker, il governatore del Wisconsin che difficilmente sarà della partita se Ryan sarà in campo, ma che rimane figura molto apprezzata per come ha combattuto i sindacati del pubblico impiego nel suo stato. Christie è il repubblicani più moderato tra questi nomi, ma la sua stella non sembra indirizzata a replicare la stessa traiettoria di Rudy Giuliani, popolarissimo nella prima fase delle primarie e poi naufragato per le sue posizioni valoriali antitetiche alla base del Gop. Christie è contro l’aborto, il tema più sensibile per l’elettorato repubblicano più fedele, e solo le sue posizioni sul controllo delle armi potrebbero penalizzarlo nelle prime competizioni, in Iowa così come anche in New Hampshire. I difetti principali di Christie appaiono una personalità vulcanica molto legata alla cultura del Nord Est, piuttosto distante dalla sensibilità della Middle America, ed alcune vicende del suo passato che avevano convinto il team Romney ad escludere la sua candidatura per la vice presidenza.
Autore: Andrea Mollica | Fonte: giornalettismo.it



