La Serracchiani velata…

La Serracchiani velata…

Ieri ho pubblicato su Facebook una foto della Regina d’Inghilterra con il capo velato in Arabia Saudita sostenendo che la polemica nei confronti della Serracchiani “colpevole” del medesimo atto di conformità ai codici comportamentali islamici andasse letto come buona educazione e non come sottomissione. E sono stato privatamente bacchettato per il mio essere “buonista” (qualsiasi cosa voglia dire) e insensibile ai diritti delle donne.

Un paio di mesi fa ho dato ragione al presidente francese che non ha voluto togliere gli alcolici dal banchetto ufficiale con il primo ministro iraniano dicendo una cosa che considero tuttora valida, nella sua sconcertante banalità: “da noi si beve l’alcol, il ministro non è obbligato a farlo, ci mancherebbe, ma se ne faccia una ragione, vedere una bottiglia a un metro da lui non lo porterà all’inferno”. Anche in quell’occasione sono stato bacchettato, stavolta dagli inesausti cantori del multiculturalismo e – soprattutto – della lisciata di pelo all’Islam, sempre e comunque.

In realtà, le due cose non le vedo in contraddizione ma – anzi – si sorreggono a vicenda. Rispetto per le usanze altrui, difesa delle proprie. Io a casa tua non impongo le mie regole (quindi mi velo), tu a casa mia non imponi le tue (quindi sopporti se io brindo con ilBordeaux invece che con la Sprite).

Suffragettes-91

C’è però – sullo sfondo – il tema dei diritti umani e dell’emancipazione della donna. Questo è il tema vero: la natura violenta e tetramente maschilista dei regimi islamici (Iran e Arabia Saudita in particolare). Ma di questi non può farsi carico la presidente di una regione marginale come il Friuli, ma – semmai – la comunità internazionale nel suo insieme dovrebbe elaborare strategie volte a favorire il rispetto dei diritti umani, ad esempio evitando la pagliacciata di attribuire a uno stato-canaglia come l’Arabia Saudita la presidenza dello Human Rights Council delle Nazioni Unite, che è un po’ come mettere Federico Moccia a presiedere il comitato per il Nobel per la Letteratura o Antonio Cassano all’Accademia dei Lincei.

Ma – oltre a questo – dovrebbe giungere un segnale da parte di quei Paesi, dalle donne di quei Paesi, di vicinanza e sostegno con la visione occidentale del ruolo della donna. La comunità internazionale deve fornire supporto e appoggio a ogni battaglia di emancipazione femminile, ma prima di tutto bisogna che una battaglia ci sia. In Occidente la donna ha guadagnato la posizione che ha oggi pagando un tributo pesante di impegno e di sacrificio, pensiamo solo alla lotta delle Suffragette inglesi all’inizio del XX° secolo.

Certo, si potrebbe obiettare che nel Regno Unito sotto il governo di Giorgio V le donne non venivano lapidate (quello non accadeva neppure nel Medioevo, da noi si usava il rogo), però vi erano comunque cariche di polizia a cavallo, imprigionamenti e la pratica barbarica dell’alimentazione forzata con tubi nello stomaco, come le oche destinate all’ingrasso… Quindi i diritti conquistati dalle donne occidentali non furono “pasti gratis”. E lo stesso accadde – in tempi ancor più recenti – ai neri americani, che nella loro battaglia per l’uguaglianza civile e politica furono sostenuti anche dai bianchi e anche dall’esterno delle tetre lande barbariche note come “Alabama” o “Mississippi”. Quante impiccagioni notturne, quanti linciaggi, quanti arresti arbitrari e quante cariche di polizia servirono prima che il presidente Johnson firmasse il Civil Right Act nel 1964?

Capisco pertanto che la condizione della donna nei paesi islamici sia molto più tragica di quanto non lo sia mai stata da noi in Occidente e che quindi la lotta sia ancora più dura e pericolosa. Ma da qualche parte una battaglia deve iniziare, la comunità internazionale non può imporre il Paradiso a discapito dei Santi. Pertanto, il giorno in cui a Teheran ci saranno gruppi di donne pronte a togliersi il velo per affermare la loro libertà, allora sì che la critica a chi mantiene il capo coperto – sia essa Elisabetta II o Debora Serracchiani – avrà un senso.

Perché è una regola eterna della Storia: la libertà non te la regala nessuno, devi allungare una mano e prendertela. Sapendo che non sarà facile…

Autore: Marco Cucchini (C)

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